La lista per la pace lanciata da Santoro e La Valle alle prossime elezioni Europee

Sabato 30 settembre scorso si è tenuta a Roma l’assemblea di lancio di una lista per la pace alle prossime elezioni europee.


La lista per la pace lanciata da Santoro e La Valle alle prossime elezioni Europee

Abbiamo ripetutamente scritto su questo giornale riguardo l’irriformabilità dell’Unione Europea [1,2,3,4,5]. Abbiamo analizzato il processo di unificazione europeo ricercando i nessi con le strutture economiche di fondo e ritrovando tali nessi proprio nella necessità, nell’epoca del globalismo o più correttamente del capitalismo transnazionale, di un’azione sempre più coordinata dei capitali nazionali sul mercato mondiale.

Guidata dagli interessi delle élite transnazionali, L’Unione Europea che si è venuta in questo modo costruendo ha imposto, in modo del tutto antidemocratico, il neoliberismo quale nuova base del modello economico-sociale costringendo i governi nazionali a infiltrare i dettami principali di questo modello all’interno delle proprie leggi fondamentali. In tal modo è stato possibile applicare le politiche economiche basate sulla logica monetarista del pareggio di bilancio che hanno impoverito il paese e inoltre è stato possibile imporre un lungo e costante processo di privatizzazione dei servizi pubblici fondamentali

In altri termini è possibile dire che il processo di unificazione europea è coinciso con il processo di smantellamento delle conquiste democratiche e sociali ottenute grazie alle lotte di classe dal basso che hanno attraversato tutto il novecento.

Anche sul piano ideologico il regime antidemocratico europeo svolge la sua funzione reazionaria: non è un caso che con lo slittamento a Bruxelles delle decisioni più importanti che riguardano la vita dei lavoratori si è misurata una crescente “astensione” dalla vita politica nazionale contribuendo così alla passivizzazione degli strati popolari

Vi è infine una questione di democrazia: l’intreccio confuso di poteri e regolamenti delle istituzioni europee è pensato proprio per accentrare i ruoli decisivi in mano a banche e poteri forti generando in tal modo il paradosso per cui le istituzioni europee sono più facilmente permeabili da una lobby privata abilmente formata e preparata che da un drappello, pur numeroso, di parlamentari.

Partendo da queste premesse perché partecipare alle elezioni europee e non boicottarle? 

Non v’è dubbio che avallare questo modello antidemocratico di società, ad esempio prendendo parte ai suoi processi consultivi, senza una critica radicale dell’intera impalcatura europea significa illudere, ingannare e tradire le masse. Questo però non significa intraprendere la strada del boicottaggio.

Sul boicottaggio in generale si è già espresso Lenin dimostrando come tale pratica abbia senso in condizioni specifiche storicamente determinate. L’esempio classico è quello in cui le masse, in un contesto di conflitto ampio, sono chiamate ad esprimersi per consolidare architetture democraticamente più arretrate di quelle che le masse stesse già sperimentano o hanno acquisito nel proprio immaginario. Poniamo il caso che in Italia vi fosse un conflitto di classe forte, che in ogni territorio o luogo di lavoro o “casamatta” i proletari avessero sviluppato le proprie strutture democratiche di consultazione e partecipazione diretta, quali ad esempio i consigli, e attraverso tali strutture riescano a contendere l’egemonia borghese, a dirigere consapevolmente la società civile giungendo ad una dualità di potere, allora in un tale contesto ci si potrebbe legittimamente interrogare sulla possibilità di boicottare i vecchi schemi democratici. Anzi in questo caso abbandonare la costruzione della società futura, abbandonare il conflitto e lo sviluppo di embrioni nuovi di società e distrarre le masse da questo obiettivo per partecipare a vecchi rituali sarebbe un vero delitto.

Purtroppo, la situazione attuale non è a questo stadio di sviluppo, ma ad uno stadio molto più arretrato. I proletari sono sostanzialmente passivi dinanzi agli eventi, anche le forze comuniste sono divise in troppe minuscole organizzazioni nessuna delle quali realmente capace di dirigere e organizzare masse d’uomini. La dimostrazione di quest’arretratezza sta proprio nel fatto che pur essendoci in Italia un “popolo di sinistra” che si è mostrato sulla questione della guerra dichiarandosi contro l’invio delle armi, esso non è in alcun modo inquadrato e organizzato da forze comuniste. 

In questo contesto boicottare le elezioni significa solo perdere una delle tante occasioni utili per condurre una battaglia per l’egemonia che può servire quantomeno a scegliersi il nemico da battere o tentare di trascinare il nemico verso una situazione più difficile. 

Allora proviamo a riproponiamo la domanda di prima sotto un’altra prospettiva: possono le elezioni europee essere uno strumento utile ad isolare ancora di più i guerrafondai e a parlare della crisi economica allineando almeno un percentile delle coscienze che in questi mesi si sono poste contro la partecipazione dell’Italia alla guerra?

In Italia più che in altri paesi europei è forte il sentimento pacifista, le radici di questo sentimento affondano in parte nella tradizione in parte in ragioni economiche: la media e piccola borghesia partecipa in modo relativamente (rispetto ad altri paesi) più ridotto al bottino della guerra, forse proprio a causa della grande frammentazione dell’impresa italiana. Inoltre, le classi subalterne italiane non solo non godono dei bottini di guerra ma sono perfino più colpite di altre dall’inflazione.

Nonostante il diffuso sentimento pacifista, praticamente tutto l’attuale arco parlamentare, con qualche piccolo distinguo, dall’estrema destra ai cinque stelle è favorevole all’invio di armi o nella migliore delle ipotesi si mostra incerto. Sostanzialmente un blocco parlamentare tra piccola, media e alta borghesia tenuto insieme da interessi oligarchici calati dall’alto e quindi totalmente staccati dal sentimento popolare. Proprio questo scollamento tra masse e dirigenti rappresenta una debolezza per la borghesia e contestualmente un punto di attacco per le forze progressiste. Le élite dominanti più radicalmente belliciste temono che alle prossime elezioni europee il sentimento pacifista possa emergere e centralizzarsi mettendo in difficoltà le forze di governo che si vedrebbero costrette a rivedere i loro piani bellicisti. 

In questo quadro non possiamo che accogliere favorevolmente l’iniziativa di Santoro e Raniero La Valle di una lista della Pace che s’inserisca nella contesa elettorale con il giusto intento di aprire una breccia nell’apparente coesione della borghesia italiana per chiedere l’uscita dell’Italia dalla guerra e costringere anche le altre forze politiche a discutere di questo punto, e con questo spirito abbiamo seguito l’assemblea del 30 Settembre scorso. 

Qui finiscono i nostri apprezzamenti a dire il vero, perché se per un verso quest’assemblea si inserisce nel dibattito politico ponendo le giuste questioni della guerra e dell’inflazione allo stesso tempo l’assemblea ci è parsa il manifesto dell’arretramento generale della sinistra nel nostro paese.

È mancata, con qualche distinguo apprezzabile, una chiara e generalizzata critica di classe all’intero modello capitalista o quantomeno al modello neoliberista rendendo evidente lo slittamento ancor più a destra del grosso della sinistra italiana che si trova ad abbandonare persino il già annacquato anti-neoliberismo in luogo di un ambiguo populismo di sinistra. Ovviamente senza una critica al modello capitalista non si possono comprendere realmente le guerre, come non si può comprendere realmente la funzione imperialista e reazionaria dell’Unione Europea finendo in questo modo per ingannare i proletari e ingrossare la già lunga lista di tentativi, tutti abortiti, di ri-costruire la sinistra non su basi marxiste ma piuttosto sul pensiero post-moderno. 

Auspichiamo dunque che da questo tentativo iniziale possano nascere delle assemblee popolari più democratiche e di ben altro spessore che possano coinvolgere strati più vasti della popolazione riportando al centro un discorso di classe.

 

Note:

[1] La reale natura dell’Unione europea - La Città Futura (lacittafutura.it)

[2] Un po’ di storia per ricordare la reale natura dell’Ue - La Città Futura (lacittafutura.it)

[3] Quando il parlamento europeo si mostra più guerrafondaio dei vertici militari statunitensi - La Città Futura (lacittafutura.it)

[4] L’Unione Europea fra sovranismo e cosmopolitismo - La Città Futura (lacittafutura.it)

[5] Le radici liberiste che hanno reso irriformabile l’Unione Europea - La Città Futura (lacittafutura.it)

13/10/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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