Sotto le urla niente

L’Informazione istituzionale è di estrema importanza e quando non c’è si fruisce soltanto di quella emessa dai media che spesso presentano servizi con interpretazioni servili rispetto al quadro politico dominante. Si presentano le motivazioni di questa inadempienza da parte della presidente Giorgia Meloni.


Sotto le urla niente

I telegiornali, almeno quelli della Rai che rappresentano il servizio pubblico, dovrebbero sempre informare e presentare le notizie, soprattutto quelle istituzionali, in modo chiaro ed esaustivo, ma quando compare Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri, dopo qualche secondo, inizia sempre a urlare, tanto che bisogna abbassare il volume del televisore per comprendere che cosa stia dicendo. In questo modo la comunicazione ai cittadini attraverso i telegiornali da parte di Giorgia Meloni, che rappresenta il governo, è non solo assente ma procura confusione e a volte sembra che il governo sia l’opposizione, ma quella vera a volte neanche s’intravvede nei telegiornali.

Questa inadempienza sta creando un surplus progressivo di confusione. Questa modalità di comunicazione, politica e istituzionale, che è come se non ci fosse, è innovativa, ma ha come obiettivo quello di oscurare gli atti del governo; infatti, alimenta la non comprensione delle scelte e delle responsabilità. Questa è la strategia della Destra italiana per oscurare i processi dell’informazione libera. Una comunicazione istituzionale deve presentare sempre una visione della realtà, derivante anche dall’elaborazione e dall’interpretazione, che deve essere percepibile in tempo reale. La notizia istituzionale o l’insieme di atti e scelte governative debbono non cancellare la ricezione da parte degli ascoltatori perché questa funzione è indispensabile e non può mancare in un paese democratico come il nostro.

I cittadini hanno il diritto, quando la presidente del Consiglio dei ministri fa dichiarazioni nei telegiornali, di conoscere cosa contiene la notizia che sta presentando, anche se si tratta soltanto di dati. Si deve consentire una conoscenza immediata più o meno esatta dei fatti, situazioni, e scelte del governo che sono oggetto di presentazione nei telegiornali. Sia chiaro, queste dichiarazioni diventano informazione istituzionale soltanto se consentono agli uditori un’interpretazione di quello che si sta comunicando, comprendendo di cosa si tratta. Altrimenti sono parole in libertà, che nel caso della Meloni sono anche coperte da urla che denotano peraltro lo stile politico dell’attuale Destra italiana. Una comunicazione istituzionale è sempre pubblica e deve essere indirizzata a gestire, sviluppare, e migliorare la relazione tra le istituzioni e i cittadini. Per questo dovrebbe agevolare e non ostacolare l’accesso ai processi di comunicazione.

La comunicazione con i cittadini attraverso i telegiornali è un problema non solo per Giorgia Meloni ma, soprattutto, per l’informazione libera. Questa criticità è connessa con la realizzazione del programma di governo che ha l’obiettivo di spostare indietro le lancette della storia. La Destra italiana ha l’obiettivo primario di modificare in senso negativo per i cittadini la Costituzione, mediante l’introduzione del premierato, e l’ordinamento legislativo, mediante la legge dell’autonomia differenziata, che è stata già votata favorevolmente al senato. Queste motivazioni alimentano progressivamente le difficoltà per la gestione complessiva della comunicazione. 

Con le due modifiche istituzionali saranno ridimensionati non solo i poteri del Capo dello stato ma anche quelli del parlamento. Avremo inoltre un’Italia a due velocità. Questo spiega le motivazioni della manifestazione di venerdì 16 febbraio a Roma organizzata dal presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, e da 700 sindaci ed amministratori campani. La manifestazione è stata indetta non solo per richiedere lo sblocco dei 7 miliardi di finanziamenti per la Campania, congelati da 18 mesi, ma anche per gridare no, chiaramente, alla legge dell’Autonomia differenziata che, come sappiamo, è targata Lega. 

Giorgia Meloni ha dimostrato ancora una volta cosa è la Destra per il Sud, in quanto da Gioia Tauro, dove stava firmando la nota intesa sui fondi di Coesione, utilizzati per finanziare il progetto del Ponte sullo Stretto, dichiarava:

“Devo ringraziare i presidenti di regione. Tutti hanno capito il senso di quello che stiamo facendo, c’è stata una enorme collaborazione, tutti sono collaborativi salvo uno [n.d.r. Vincenzo De Luca] che non è molto collaborativo allo stato attuale. Rispetto per carità, neanche mi stupisce troppo, se si va a guardare il ciclo di programmazione 2014-2020 risulta speso il 24% della spesa, se invece di fare le manifestazioni ci si mettesse a lavorare forse si potrebbe ottenere qualche risultato in più. Non c’è affatto un tentativo di indebolire ma di rafforzare, consapevoli dell’enorme potenziale del Mezzogiorno. I cittadini che vivono in queste regioni non devono avere paura di niente, hanno affrontato di tutto compresa la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata e devono poter contare sulla sfida della responsabilità”.

Questa è la Destra che si spende per le regioni del Nord, penalizzando quelle del Sud. Sappiamo bene che le scelte che riguardano l’economia pubblica, come energia, acquisto di armi e partecipazione nei conflitti bellici, privatizzazioni dei servizi primari come la sanità, debbono avere passaggi in parlamento. Con il premierato questi passaggi diminuiranno e diventeranno leggeri, in pratica saranno formali senza dibattito critico ma, soprattutto, saranno senza voto parlamentare perché deciderà il Premier. La Destra in Italia ha questi obiettivi ed è agevolata in tutti i modi soprattutto  dai media compiacenti e opera, ormai, al di fuori della dialettica istituzionale per fare in modo che si affermi sempre di più il capitalismo corrente. Capitalismo rappresentato dalle multinazionali, che, manovrando i mercati finanziari, gestiscono le cordate dei business in tutti i settori.

La fase in corso presenta problemi che non avevamo in modo così drammatico fino a qualche decennio fa come la non partecipazione alle elezioni di quasi la metà dei cittadini aventi diritto di voto. Si è pertanto creata una situazione che ha agevolato di molto la Destra. Bisogna, inoltre, considerare che con la precarietà, affermatasi grazie alle pratiche dei governi che dagli anni Novanta hanno rilanciato sistemi liberisti a livello di economia e per l’organizzazione del lavoro, le condizioni economiche dei cittadini si sono aggravate e le fasce di reddito si sono sempre più differenziate. L’abolizione del Reddito di Cittadinanza ha dato un duro colpo alle fasce di popolazione più povere, diminuendo ulteriormente quei redditi che erano già bassi. Questo quadro sociale ha una connessione evidente con il dato della non partecipazione elettorale; infatti, tutto ciò ha provocato un distacco complessivo dalla politica sia come attività e partecipazione sia come desiderio di informarsi e di informare delle proprie opinioni. Opinioni sempre più leggere e sempre meno mirate, che non ostacolano i processi politici e, neanche a parlarne, quelli istituzionali. La pratica corrente in Italia è che non pochi cittadini non comprano più giornali e riviste. I cittadini si informano attraverso i telegiornali, a parte quelli che non s’informano per niente. Alcuni cittadini che ascoltano i telegiornali poi approfondiscono e verificano le notizie, ma, nella condizione generale di povertà strisciante, non pochi cittadini ricevono l’informazione esclusivamente attraverso i telegiornali e non approfondiscono per nulla le notizie.

La presidente Giorgia Meloni sa bene che è importante fare in modo che ci siano telegiornali della Rai attivi e che siano un servizio pubblico, ma ciò è in contrasto con gli obiettivi della Destra in Italia. Pertanto, cerca di ostacolarne la fruizione facendo in modo che le sue comunicazioni istituzionali siano come se non ci fossero nei telegiornali o che siano soltanto formalmente presenti.

02/03/2024 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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Felice di Maro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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