Controstoria del medioevo V incontro: Il basso medioevo

Mercoledì 4 ottobre, dalle ore 18 alle 20,15, quinto incontro del corso di storia e filosofia: Controstoria del medioevo, introdotto da Renato Caputo per l’Università popolare Antonio Gramsci. Nell’incontro (diretta facebook https://www.facebook.com/unigramsci/, in videoconferenza per i membri dell’Unigramsci e gli interessati, in differita su youtube) si affronterà, in un’ottica marxista, il basso medioevo.


Controstoria del medioevo V incontro: Il basso medioevo

Mercoledì 4 ottobre, alle ore 18, avrà luogo il quinto incontro del corso: controstoria della filosofia e della storia, introdotto dal prof. Renato Caputo, dedicato all’analisi, in una prospettiva marxista, del basso medioevo. Per una introduzione al corso, in cui si chiariscono le motivazioni che hanno portato alla scelta del tema, rinvio all’articolo: Le ragioni di una controstoria del medioevo pubblicato in questo settimanale. Di seguito potete leggere una versione sintetica dei temi che saranno affrontati e discussi nel quinto incontro, al quale si potrà partecipare in diretta facebook https://www.facebook.com/unigramsci/, in videoconferenza per i membri dell’Unigramsci o per chi ne farà richiesta. Il video del corso sarà disponibile nei giorni successivi sul canale youtube dell’Università popolare Antonio Gramsci, sulla pagina facebook e sul sito.

Segue una versione cartacea dei principali argomenti che saranno affrontati nell’incontro

Lo scontro tra l’imperatore e i comuni italiani

Nei trent’anni antecedenti alla ascesa al trono di Federico Barbarossa 1122-1152, in Germania i feudatari avevano ripreso il controllo sulla monarchia e dato nuovo impulso allo scontro fra le coalizioni feudali raccolte intorno alle famiglie rivali dei Welfen di Baviera, detti guelfi dal nome di un antenato, e degli Hohenstaufen di Svevia, detti ghibellini dal castello di Waiblingen.

Federico Barbarossa re di Germania

I violenti scontri fra le fazioni stavano mettendo in ginocchio la Germania, quando le fazioni si accordano per eleggere re di Germania Federico di Hohenstaufen, detto Barbarossa, nato da un matrimonio fra gli eredi delle opposte fazioni. Federico è giovane, ma ambizioso e determinato. Al cugino Enrico il Leone, capo dei Guelfi assegna il nord-est della Germania, per sé tiene la Svevia e il sud della Germania, in quanto mira ai traffici del Mediterraneo, al regno d’Italia, a divenire imperatore, richiamandosi a Carlo Magno e agli Ottoni. In primo luogo però Federico pacifica la Germania e la sottopone con energia al suo potere. Mentre i principali avversari del consolidarsi del potere imperiale sono, oltre ai feudatari ribelli, le città.

Arnaldo da Brescia proclama il comune di Roma

In particolare dall’Italia, di cui i re tedeschi non si erano più potuti occupare, arrivano notizie di gravi disordini. A Roma la plebe è insorta contro il papa e un rivoluzionario, Arnaldo da Brescia, ha proclamato il governo comunale. Le città lombarde, minacciate dall’espansione di Milano, chiedono l’intervento di Barbarossa, che può aspirare a divenire re di Italia e, dunque, imperatore. Così nel 1154 Barbarossa cala con un esercito in Italia, muovendo contro Milano.

L’impero contro i comuni (prima spedizione in Italia)

Oltre a sottomettere i comuni ribelli, Barbarossa intende strappare ai normanni anche il sud dell’Italia. Barbarossa mira a restaurare la sua autorità feudale (le regalie, i diritti di imporre tasse, battere moneta, ecc.), messa in dubbio da un secolo di lotte per l’autonomia dei comuni. Si fa nominare re d’Italia a Pavia e, soprattutto, riesce nel 1155 a farsi incoronare imperatore, in cambio della repressione nel sangue del comune di Roma, dell’uccisione di Arnaldo da Brescia e della restaurazione del potere del papa Adriano IV. Nel 1155 a Roncaglia dichiara nulle le regalie di cui i comuni si erano appropriati.

L’imperatore contro il papa e i comuni (seconda spedizione in Italia)

Barbarossa non ha le forze sufficienti a restaurare il suo reale potere in Italia, anche perché i feudatari tedeschi e italiani hanno ignorato le sue richieste di aiuto e il papa ha stabilito un accordo con i Normanni contro le ambizioni dell’imperatore. Quest’ultimo ha chiesto ai principali re europei e al papa di sottomettersi all’imperatore che ha restaurato il sacro romano impero. Il papa reagisce rivendicando la derivazione di ogni potere terreno dal vicario di Cristo. Barbarossa con i giuristi dell’università di Bologna gli contrappone il potere assoluto dell’imperatore, pretendendo di restaurare il diritto feudale e romano.

La seconda spedizione del 1158 sarà molto aspra. Le magistrature comunali sono dichiarate decadute, in quanto il potere locale deve esser esercitato da funzionari germanici. Milano e Crema scacciano i funzionari germanici, ma la loro resistenza è sconfitta, Milano è rasa al suolo e i suoi abitanti dispersi. I comuni minori si schierano in gran parte contro Milano.

L’impero contro il papa

Allarmato dal fatto che Barbarossa pretende che il potere dell’imperatore non derivi dal papa, ma direttamente da dio, il nuovo pontefice Alessandro III si oppone apertamente all’imperatore, che fa nominare un antipapa: Vittore IV. Nel frattempo anche i comuni, consci dei pericoli cui portava la restaurazione del potere imperiale, nel 1167 fondano la Lega lombarda, cui aderiscono 36 comuni del lombardo-Veneto. La Lega è appoggiata dal papa, dai normanni, dai veneziani e dai bizantini. Nello scontro decisivo a Legnano nel 1176 vincono i comuni.

Barbarossa rinuncia all’antipapa e riconosce Alessandro III. Inoltre arriva a un compromesso nella pace di Costanza del 1183 con i comuni (autonomia in cambio di atto formale di sottomissione all’imperatore), che in realtà con il tempo si rivela una vittoria dei comuni.

L’impero e i normanni

Nel 1186 si arriva a un accordo tra l’imperatore e i Normanni, sancito dal matrimonio fra il figlio di Federico Enrico e Costanza di Altavilla, erede dei domini normanni. La nobiltà normanna cerca invano di contrastare con una rivolta l’ascesa al trono di Enrico. Il peso dell’impero si è enormemente rinforzato e il papa è circondato, visto che il nuovo imperatore Enrico VI è anche dal 1194 re di Sicilia. Enrico prosegue la politica del padre per sottomettere comuni e papa e, inoltre, mire a far divenire ereditaria la carica di imperatore. Ma muore improvvisamente nel 1197 e l’erede al trono Federico ha appena 3 anni. A questo punto i comuni riaffermano la loro autonomia e in Germania riprende la guerra fra guelfi e ghibellini per la successione al trono.

Uomini e spazi. Il popolamento dell’Europa

La popolazione europea cresce dall’XI secolo fino a raddoppiare e, in alcuni casi, a triplicare. Le cause di ciò sono da ricercare: nel miglioramento del clima, quindi, nell’aumento della produttività della terra, nella fine delle invasioni e delle devastazioni, nel consolidamento del sistema feudale, nella maggiore razionalizzazione del potere e nella relativa accresciuta sicurezza nelle campagne. Un altro aspetto importante da ricordare: cambia la condizione giuridica dei servi, i quali prima lavoravano alle dirette dipendenze dei grandi proprietari ora invece possono coltivare dei piccoli poderi autonomamente, dietro canoni in natura o in denaro, hanno, quindi, la possibilità di formarsi una famiglia e mettere al mondo dei figli, da qui l’incremento demografico. Grazie all’aumento demografico, aumenta la manodopera, così nuovi territori sono messi a coltura, ampie foreste sono disboscate, le paludi prosciugate con tecniche avanzate, sono innalzate dighe, vengono estesi i terreni coltivabili a causa dell’aumento della popolazione.

In quest’epoca si formarono migliaia di nuovi insediamenti detti “villanova” o “borgofranco” (cioè esenti dalle tasse) costituiti da due-trecento abitazioni sorte per colonizzare e bonificare l’area circostante. Sono i signori che, per estendere i loro territori, attiravano questi coloni condendogli alcuni privilegi quali l’esenzione. Molto spesso erano gli stessi ordini religiosi a farsi promotori della colonizzazione. Parallelamente alla colonizzazione si procedeva all’evangelizzazione forzata di questi territori, fenomeno che si verifica verso oriente al di là dell’Elba, verso i territori abitati dagli slavi.

Innovazioni tecniche e produttività

La società era essenzialmente agricola, la terra era la migliore forma di investimento, il potere politico e sociale si basava sulla quantità di terra posseduta. La ripresa demografica è accompagnata anche da alcuni miglioramenti nelle tecniche agrarie e dei sistemi di coltivazione che permettono una crescita della produzione. Una di queste è l’aratro pesante che, diversamente da quello leggero, richiede minore lavoro manuale e penetra maggiormente in profondità nella zolla e la ribalta. Anche l’energia animale è sfruttata al meglio tramite l’utilizzazione del collare rigido a spalla che non ostacola la respirazione dell’animale. 

L’agricoltura cessa di produrre solo per la sussistenza, il surplus è commercializzato, grazie alla crescita delle città aumenta la domanda pagante, e alimenta traffici e profitti, riprende così la circolazione monetaria. Tra l’altro in questo modo vi è anche una maggiore razionalizzazione delle colture: prima si tendeva all’autoconsumo e si diversificavano le colture, ora si coltiva ciò che è maggiormente adatto al campo e il surplus si vende. La produttività aumenta grazie alla rotazione triennale delle colture, che aumenta di un terzo la produzione rispetto alla rotazione biennale. 

A causa del disboscamento diminuiscono i boschi, i signori si appropriarono dei boschi prima ad accesso libero, per il diritto di caccia, di conseguenza cambia l’alimentazione dei contadini che devono ridurre il consumo di carne, non potendo cacciare, e aumentare quello del pane che diventa l’elemento base dell’alimentazione: i campi coltivati a grano raggiungono un primato incontestabile.

L’aumento della produttività non provoca, però, un miglioramento degno di rilievo delle condizioni di vita dei contadini che si alimentavano male, vivono male, si ammalano facilmente e muoiono presto. Le eccedenze agricole servono a far vivere in condizioni precarie un maggior numero di abitanti.

Le grandi macchine del Medioevo

Si diffondono mulini ad acqua e a vento. Fondamentale anche il progresso della metallurgia, prima nel campo delle armi e poi trasferita a uso civile.

La viabilità

Dall’XI secolo migliora la viabilità, vengono aperti nuovi collegamenti, costruiti ponti, manutenute le strade, potenziata la rete dei trasporti marittimi, anche se i collegamenti sono ancora difficoltosi e pericolosi.

Le città poli produttivi e culturali

A causa della crescita demografica e dell’incremento della produttività agricola nell’XI secolo riprendono le attività commerciali e produttive all’interno del tessuto urbano, soprattutto nell’Italia settentrionale diviene più forte la tradizione cittadina. Le città hanno forza di attrazione essendo: centro dei traffici, offrendo opportunità di lavoro e consentivano ai servi di ottenere la libertà. La città stimola la produzione nelle campagne. I contadini vi si recano per vendere il surplus della produzione agricola.

Si arriva a una divisione tra attività rurali e urbane, ora le attività artigianali – vestiti, attrezzi, manufatti – si concentrano in città e si specializzano. La campagna produce per la città: cotone, lino, ecc. Nascono le associazioni di mestiere – Arti e corporazioni – che controllano gli orari e le condizioni di lavoro e vietano la concorrenza tra le botteghe, nonché offrono una sorta di mutuo soccorso ai propri membri.

Il risveglio della vita cittadina comporta la crescente domanda di cultura, si riorganizza l’istruzione superiore, nascono le università. L’università era una corporazione, ovvero un’associazione di maestri e studenti; era un fenomeno tipicamente urbano che si nutriva della vivacità intellettuale e del dinamismo della vita cittadina. Le loro origini sono oscure, l’atto di nascita è il momento in cui vengono riconosciute dalle autorità e gli viene concessa una qualche autonomia. Talvolta nascono da una scuola ecclesiastica o dall’attività di un maestro.

Le prime università sono: la scuola di medicina di Salerno già attiva nella metà dell’XI secolo, l’università di Bologna per il diritto dal 1158, quella di Parigi dal 1220, di Oxford dal 1170, di Roma dal 1303 ecc. Le autorità politiche sono interessate a riconoscerle sia per tenerle sotto controllo e dirigerle, sia per reclutare i futuri funzionari dell’amministrazione. Alcune volte il governo del comune contrasta le università in quanto sfuggono alla loro autorità e gli studenti provocano disordini. Un freno alla loro autonomia potevano essere anche i poteri ecclesiastici locali: la questione era quella della libertà dell’insegnamento, in quanto nel medioevo la cultura doveva essere sottomessa alla fede. La lotta delle università è tuttavia vittoriosa, utilizzano l’arma dello sciopero, a Parigi le lezioni sono sospese per ben due anni, per farle riprendere il re nel 1231 è costretto a proclamare l’indipendenza dell’Università di Parigi e a concedergli una serie di privilegi. Del resto, le università portavano prestigio alla città era perciò importante che non chiudessero, inoltre gli studenti fuorisede erano benestanti, c’erano vantaggi economici per la città. Nella lotta per l’indipendenza le aiuta spesso anche il papato con il fine d’imporre la sua egemonia: il papa asseconda gli interessi dell’Università, ma poi gli intellettuali laici dovevano essere sottomessi al potere della chiesa, il loro libero pensiero doveva essere addomesticato.

Gli studi erano organizzati in diverse facoltà: Arti liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, astronomia e musica); diritto canonico, diritto civile, medicina e teologia. Il metodo d’insegnamento consisteva nella lectio e nella disputatio. Il libro assume una nuova funzione: diviene uno strumento di lavoro, perde la sua funzione sacra, è più maneggevole, ma sempre molto costoso, nonostante l’uso della carta al posto della pergamena.

La cultura islamico-araba

Il rapporto con il mondo arabo è decisivo per la rinascita culturale e filosofica europea del XII secolo. Il mondo arabo non ha mai perso il legame con la filosofia e la scienza greco-ellenistica a differenza del mondo cristiano. Perciò la filosofia araba appare a molti pensatori occidentali come manifestazione stessa della ragione e seguirla è il modo migliore per rompere con le pastoie della tradizione.

Periodizzazione

La cultura araba si sviluppa dalla fine dell’ottavo secolo, quando la cultura cristiano-occidentale era nella sua più profonda crisi. La sua massima fioritura si ha fra l’XI e il XII secolo. Le due tendenze fondamentali della cultura araba sono la neoplatonica e l’aristotelica. Per la prima analizzeremo il pensiero di Avicenna, per la seconda la filosofia di Averroè.

29/09/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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